Skip to main content

Intervista a Álvaro Sánchez Concellón

Direttore Generale di AEC e Futurmoda


Siamo alle porte di una nuova edizione di Futurmoda, come valuta lo stato di salute dell’industria spagnola?

L’industria spagnola e, in particolare, quella dei componenti per calzature, sta attraversando un momento di riconversione e di aggiustamenti, segnato da una domanda più irregolare, dalla pressione sui costi (materie prime, manodopera, energia, finanziamenti e logistica o trasporto), dalla mancanza di ricambio generazionale e dalla perdita di competitività, in un contesto geopolitico che obbliga a ripensare mercati e catene di fornitura. Tenendo conto della debolezza del nostro mercato naturale per eccellenza, quello nazionale ed europeo, questa riconversione non è sinonimo di debolezza, bensì di una trasformazione strutturale che implica essere molto più selettivi nei piani di azione a livello industriale e commerciale delle imprese che vogliono e sono disposte ad adattarsi ai cambiamenti e a cogliere le opportunità che possono emergere in un determinato momento, perciò è richiesta maggiore agilità e capacità decisionale.

La nostra forza rimane chiara: specializzazione, design, qualità, rapidità ed elevata capacità di risposta, così come una capacità tecnica che molti concorrenti non possono eguagliare, applicando inoltre una rigorosa responsabilità nel rispetto normativo in materia ambientale (sostenibilità, sicurezza e tracciabilità dei prodotti) che vengono fabbricati dal settore dei componenti per calzature spagnolo e commercializzati in tutto il mondo.

Se a ciò aggiungiamo la tendenza di molti brand ad accorciare le catene di approvvigionamento e a cercare fornitori più vicini, la Spagna dispone di un reale vantaggio competitivo per crescere apportando molto valore aggiunto. La sfida è farlo, non solo dirlo: per questo le imprese devono investire in alta tecnologia e beni strumentali più moderni, nel talento, nella digitalizzazione e nella sostenibilità per poter creare prodotti di maggior valore e, soprattutto, che siano fabbricati nel nostro territorio. In questo senso è molto importante disporre di una Legge sull’Industria che acceleri l’attuale ecosistema produttivo, favorendo l’investimento in digitalizzazione, innovazione e talento per garantire un’industria con maggior futuro.

I recenti accordi dell’UE con Mercosur e India potrebbero danneggiare il settore o rappresentano un’opportunità?Come settore industriale e commerciale li guardiamo con pragmatismo: possono essere un’opportunità, ma solo se vengono garantite regole del gioco equivalenti. Aprire i mercati può facilitare l’export delle nostre imprese, la collaborazione industriale e l’accesso a determinati prodotti e materie prime in condizioni migliori; tuttavia, per le nostre PMI il rischio nasce quando non si compete ad armi pari, cioè contro imprese e prodotti che non internalizzano gli stessi costi del lavoro, ambientali, energetici o di conformità fisica e chimica richiesti dall’Europa.

Per questo la chiave non è “sì o no” agli accordi, bensì quando si firmano e come vengono implementati. Devono essere stabilite clausole speculari e verificabili in entrambi i mercati, nel rispetto degli stessi standard di sicurezza e qualità, lavoro, commercio e proprietà intellettuale, come stabilito dalle norme internazionali sul commercio.

È inoltre necessario introdurre regole di origine chiare e un controllo doganale efficace per evitare operazioni di triangolazione e alleanze che mascherino la corretta reciprocità delle relazioni bilaterali. A tal fine, occorre implementare strumenti di difesa industriale e commerciale che impediscano la concorrenza sleale.

Nel settore dei componenti spagnolo non vinceremo sul prezzo; vinceremo su qualità, innovazione, rapidità, servizio e sicurezza regolatoria. E in questo senso, se il quadro è equo, questi accordi possono aprirci grandi porte e generare opportunità.

Tuttavia, analizzando i dati qualitativi e quantitativi, entrambi i mercati – India e Mercosur (che comprende Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay) – possono risultare molto attraenti per dimensione e presunta capacità di consumo, ma anche molto competitivi per la loro elevata capacità produttiva, alla quale noi non arriviamo. Non dimentichiamo che l’India, oltre ad essere il Paese più popolato del mondo, è il secondo produttore mondiale di calzature con 3 miliardi di paia annui (12,6% del totale mondiale) e che il Brasile è il quinto con 930 milioni di paia (3,9%), mentre la Spagna produce solo 71 milioni di paia, pari allo 0,3% a livello mondiale.

Sostenibilità: come sta lavorando l’Associazione per raggiungere questo obiettivo?In AEC lavoriamo sulla sostenibilità su tre piani molto concreti:

  • Conformità e anticipazione normativa: accompagniamo le imprese nell’adattamento alle nuove esigenze europee di ecodesign, tracciabilità e passaporto digitale del prodotto, promuovendo tramite una roadmap la Gestione Aziendale Sostenibile ESG nel settore e nelle sue imprese. L’idea è che nessuna azienda arrivi in ritardo per mancanza di informazione o metodologia. Per questo collaboriamo strettamente con il nostro istituto tecnologico INESCOP e con enti certificatori come SGS, TÜV SÜD ed EUROFINS, che certificano le imprese nel rispetto della normativa ambientale, oltre a IMPLICA, consorzio multisettoriale per gli imballaggi commerciali e industriali, che aiuta le aziende a rispettare la legge (RD 1055/2022) sulla Responsabilità Estesa del Produttore.
  • Misurazione ed evidenza: promuoviamo la pratica che la sostenibilità si traduca in dati misurabili, come il calcolo dell’impronta di carbonio e l’uso di materiali che riducano il consumo di acqua e di sostanze chimiche. Per questo, nel nostro settore, il dialogo con i marchi non riguarda più le ‘promesse’ ma la definizione di obiettivi e la loro dimostrazione tramite indicatori e certificazioni.
  • Progetti, iniziative e formazione: promuoviamo formazione tecnica, guide pratiche e progetti collaborativi per avanzare in ecodesign, circolarità, riduzione dei rifiuti, sostituzione delle sostanze non sostenibili ed efficienza energetica.

Il nostro obiettivo è che la sostenibilità sia un vantaggio competitivo industriale, non un costo amministrativo: garantendo un minore impatto ambientale, un miglior posizionamento e l’accesso a clienti più esigenti e responsabili.

Sviluppo tecnologico e digitale: quali sono ancora i margini di implementazione?I margini restano ampi, per non dire enormi, poiché la tecnologia, sia tangibile sia intangibile, continua ad avanzare in modo esponenziale, soprattutto perché il tessuto del settore dei componenti per calzature è composto in maggioranza da PMI e microimprese, nelle quali convivono realtà molto diverse. Direi che esistono tre grandi ‘aree’ in cui c’è ancora molto da fare:

  • Digitalizzazione della fabbrica connessa ed efficiente: implica la raccolta dei dati in produzione, l’integrazione tra ERP, produzione e vendita, la manutenzione predittiva, il controllo qualità digitale, l’automazione selettiva e l’efficienza energetica basata sui dati. Qui l’impatto si nota su tempi, scarti e produttività.
  • Prodotto tracciabile e gestibile: digitalizzazione delle schede tecniche, dei lotti, della composizione e della conformità fisica e chimica dei prodotti, che oggi devono inoltre essere riciclabili e sostenibili con trasparenza dimostrabile, garantita esclusivamente dalla documentazione da fornire a clienti e consumatori. Per questo la tracciabilità non è più un’opzione ma un obbligo e un requisito per rispettare le norme e lavorare con molti brand.
  • Relazione digitale con il cliente: cataloghi B2B avanzati, gestione di campioni, design, colore, texture, finiture e materiali con strumenti digitali che consentano una prototipazione più rapida, includendo il design industriale 3D, l’uso della realtà virtuale e dell’intelligenza artificiale nei processi di creazione e sviluppo del prodotto, per anticipare la domanda e stabilire una migliore connessione con i clienti.

La tecnologia è già disponibile; il collo di bottiglia è spesso la capacità tecnica e di investimento delle imprese, così come l’integrazione tra sistemi e il talento. Qui l’Associazione ha un ruolo chiaro: facilitare percorsi realistici, promuovere programmi formativi e progetti condivisi affinché digitalizzazione e sostenibilità siano applicabili e non progetti infiniti.