Escape Map | Trend di Stagione
Le mappe di fuga venivano date clandestinamente ai militari, fin dalla prima guerra mondiale, per permettere loro di fuggire dal territorio nemico, in caso di cattura o confinamento. Erano di seta, stoffa sottile o altri materiali resistenti e venivano cucite negli abiti o nascoste in luoghi impensabili come Monopoli, carte da gioco e persino nelle bobine di filo di cotone dei kit da cucito. In circostanze estreme o intricate, risultavano l’unica via di salvezza. Questo racconto ci parla di tracce e percorsi da seguire per spostarsi da un punto di partenza ad una meta prefissata. Per fuggire o semplicemente per realizzare un obiettivo. Che sia il benessere psicofisico, una migliore percezione di noi stessi oppure il necessario alleggerimento dallo stress quotidiano, quella meta diventa un ‘luogo’ da raggiungere un passo alla volta. Ma il cammino verso quel luogo è esso stesso un processo dal potere salvifico. Dunque, recuperiamo antiche mappe, seguiamo precise coordinate, guardiamo le rotte celesti, sfruttiamo tutti i sensi, anche quelli trascurati da tempo, per ritrovare l’orientamento. Annusiamo l’aria, ascoltiamo i suoni di sottofondo, cerchiamo segni lungo sentieri nascosti che ci porteranno sulla strada maestra. Osserviamo i colori di vecchie cartine geografiche per distinguere le caratteristiche del terreno: il verde scuro delle montagne, quello chiaro degli altopiani, il blu dei fiumi, l’azzurro dei mari. Posizioniamo la nostra bussola interiore e fidiamoci di lei, delle stelle e della rosa dei venti, procedendo lungo un itinerario che ci farà ritrovare. Piano piano, camminando, sentendo, percepiamo che stiamo abbandonando il passato riconoscibile, dirigendoci verso un futuro ignoto ma intanto focalizzandoci sul qui e ora di cui abbiamo bisogno. La carta è lo strumento che ci guida lungo un tragitto spirituale, un tragitto che, finalmente, ci ricollega a noi stessi e all’universo che ci contiene.
Ricerca: Anna Maroncelli per la stagione Autunno/Inverno 2024.25.