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Progetto FAIST e i 50 anni di APICCAPS

Intervista con il presidente Luís Onofre


Gli scorsi 18 e 19 Novembre presso il Palácio da Bolsa di Porto si è tenuta un’importante convention che ha richiamato stakeholder e stampa del mondo della calzatura internazionale. L’evento, organizzato da APICCAPS sulla base di varie sessioni di confronto, è stata l’occasione per celebrare i 50 anni dalla fondazione dell’Associazione ma soprattutto per presentare i risultati del progetto FAIST, includendo anche visite collettive presso le sedi produttive delle aziende che ne hanno preso parte al fine di toccare con mano i risultati raggiunti, e noi ne abbiamo parlato con il presidente Luís Onofre.

Presidente, ci parli di FAIST, in cosa consiste?

L’industria calzaturiera portoghese sta compiendo passi decisivi per diventare la più moderna al mondo. A guidare questa trasformazione è FAIST – Factory Agile, Intelligent, Sustainable and Technological, un importante progetto di mobilitazione nell’ambito del Piano di Ripresa e Resilienza (PRR) del Portogallo. FAIST fa parte del nuovo Piano Strategico del Cluster Calzaturiero Portoghese, che aspira a trasformare il settore in un punto di riferimento internazionale per innovazione e sostenibilità. Il progetto promuove inoltre lo sviluppo industriale locale, aumenta le esportazioni e rafforza il ruolo del Portogallo nella filiera globale. Investendo nell’automazione, nella robotica e nella produzione nazionale di tecnologie avanzate e materiali sostenibili, il cluster calzaturiero portoghese sta rafforzando la sua leadership globale nel design, nell’innovazione e nella trasformazione digitale.

Ma lei ritiene che Bruxelles stia facendo abbastanza per sostenere gli sforzi degli imprenditori europei?

No, non lo credo, il motivo è perché siamo sempre stati sottovalutati in tutti questi anni, e come ha detto molto bene César Araújo, presidente di Anivec, penso che solo ora, che le principali industrie europee stanno soffrendo un’agguerrita concorrenza, a Bruxelles si rendono conto dell’errore commesso in passato, cioè di non aver limitato le informazioni nei confronti dei produttori asiatici. Adesso l’Asia possiede quelle informazioni e si sta evolvendo autonomamente in una direzione molto positiva per le sue imprese mentre a noi non rimane che cercare di essere creativi sempre di più e di consolidare la leadership dei brand mondiali che puntino a progettare qualcosa di valore che implichi lavoro manuale di qualità.

Quest’anno APICCAPS celebra i 50 anni dalla fondazione, che bilancio trae di queste cinque decadi di attività?

Penso che l’Associazione abbia compiuto un percorso straordinario in questi 50 anni e spero che andremo molto avanti per aiutare le nostre industrie a superare questi tempi difficili. Abbiamo sempre lavorato sapendo che le difficoltà da affrontare erano molte ma avevamo anche chiaro quali fossero gli obiettivi da perseguire e penso che sarà la stessa cosa in futuro, dobbiamo essere preparati alle difficoltà che stanno arrivando, ce ne saranno molte e su scala globale. E tra queste, le sfide da cogliere riguardano automazione, intelligenza artificiale, sostenibilità e handmade, augurandoci che la Comunità Europea sappia sostenere e promuovere questi processi.

Quindi prevede un futuro roseo per i prossimi 50 anni?

In realtà, le mie preoccupazioni riguardano la nostra sopravvivenza a breve termine, perché il post-pandemia è stato un periodo molto arduo da affrontare per l’industria calzaturiera, che è un settore che si sta decapitalizzando. E noi dobbiamo poter contare su un grande aumento dei consumi, ora completamente fermi anche a causa delle guerre, per fare investimenti nel campo dell’automazione. Per tutte le congiunture negative, viviamo una sorta di tempesta perfetta ma non c’è un sole che duri sempre, e non c’è pioggia che non finisca mai, per cui sono fiducioso, credo che l’Europa vincerà, o perlomeno vincerà l’industria della calzatura europea se riusciremo a realizzare un mix molto ben fatto di tutti gli elementi citati poc’anzi. Non c’è altra possibilità. E in particolare, penso che il futuro della moda e della calzatura, c’è uno studio qualificato che lo afferma, coinvolga fortemente la componente artigianale. Certamente non sarà facile trovare giovani che amino e vogliano continuare questa professione ma allo stesso tempo dobbiamo evolvere integrando l’automazione nel processo produttivo. Ad ogni modo, il nostro obiettivo principale non muta, lavoriamo affinché l’industria calzaturiera portoghese rimanga costantemente all’avanguardia e si consolidi come la più moderna al mondo.