Collezioni donna
S/S 2025 Ready-To-Wear
Ecco cosa abbiamo notato sulle passerelle
Ormai le tendenze vengono dai social, TikTok in primis, quindi, se gira qualcosa lì, poi te la ritrovi anche in passerella o tra le note di qualche cartella stampa. Così è successo con il termine ‘demure’, sinonimo di sobrietà, riservatezza, eleganza disinvolta. Niente di nuovo, fino a ieri si chiamava ‘quiet luxury’ e prima ancora ‘less is more’ o, semplicemente, ‘minimalismo’ ma oggi si dice così, contrapponendolo a ‘brat’ ovvero audace, chiassoso, stravagante. E c’è anche questo, c’è il desiderio di eccessi e di ‘frills’, che si è pure registrato soprattutto sulle passerelle parigine, con un bilanciamento con Milano, che si è invece confermata più pacata, non ostentata, con pochi fronzoli, anche se poi le eccezioni ci sono sempre. È appunto So demure la linea che accarezza il corpo senza costringerlo, il basico rilassato, i pezzi maschili morbidi, la gonna o l’abito dal ginocchio in giù, la palette neutra o pastello, che però accetta qualche incursione accesa. E anche qualche dettaglio, perché no, l’importante è non strafare, mai.
Non esagera neanche Lightness, che celebra la leggerezza dell’abito, con tutto ciò che può comportare: tessuti impalpabili come nuvole, trasparenze e velature, slip dress a profusione e tanto intimo a vista, mai volgare ma discreto, con fasce e culotte protagoniste. Anche i capi solitamente più strutturati, o percepiti come tali, come i capispalla o i completi, accompagnano svolazzanti la silhouette, senza dare l’impressione di avere peso. Si parlava di ‘brat’, prima; ecco, New opulence un po’ lo è, però meno chiassoso; ciò che lo contraddistingue è una propensione ai volumi over, anche stravaganti, alle forme aerodinamiche, alle proporzioni inconsuete e/o alle decorazioni più svariate, con, in alcuni casi, un’aura vintage o d’epoca, legata soprattutto al periodo di fondazione o all’archivio del brand. Lo studio dei volumi è un elemento ricorrente, tanto da sfociare in architetture tessili coadiuvate dalla tridimensionalità. In generale, quindi, minimalismo da un lato e massimalismo dall’altro, desiderio di sobrietà da una parte e di eccessi, seppur contenuti, dall’altra, ‘demure’ vs ‘brat’ si diceva. D’altronde la moda è questo, tutto e il contrario di tutto, la medaglia e il suo rovescio, in un perpetuo avvicendarsi di stili che non sono mai nuovi ma la rielaborazione di qualcosa di già visto, già sperimentato, già vissuto.
So demure
È deluxe ma riservato, è ricercato ma disinvolto, si compone di pochi classici capi ma dà sempre l’impressione di completezza. Lo stile ‘demure’ passa con nonchalance dall’inverno all’estate e s’impone con la sua riservatezza, fatta di capi basici, linee pulite e tonalità soft.
Come sulla passerella di Ralph Lauren Collection, dove va in scena il classico ‘Made in USA’, giusto acceso da qualche luccichio e trasparenza. Camicie maschili portate con pantaloni ampi, giacche comode o spolverini su gonne e abiti lunghi, insomma l’abc del guardaroba, accompagnato da tinte perlopiù neutre, con incursioni del blu nelle sue varie sfumature.
Tonalità asettiche, con una prevalenza di bianco e pastello come il verde menta, per le docenti/scienziate di Del Core, eleganti ma minimali nei loro abiti e trench che sembrano camici. Danno l’apparenza di divise anche le camicie ampie, cui si sovrappone una sorta di grembiule o soprabito trasparente con maxi-tasche.
Semplice e insieme sofisticata, la collezione Max Mara ha una musa dell’antichità: Ipazia e come lei é estremamente contemporanea. Il suo è un armadio ideale in cui gli iconici capispalla del marchio, blazer, cappotti e trench, accompagnano gonne lunghe, a colonna, portate con sandali infradito. Anche gli abiti sono lunghi ed enfatizzano la verticalità della figura.
Vogue.it l’ha definita una sfilata ‘very demure’, quella del duo creativo Meier per Jil Sander, perché ha tutte le caratteristiche del bel vestire discreto, qui rappresentato da completi morbidi con giacche squadrate, cappotti con maxi-spalle stretti in vita da cinture, camicie e bluse con colletti arrotondati, abbinate a gonne a tono o infilate dentro pantaloni a vita alta.
Colori caldi e terrosi, insieme al borgogna e al nero, accompagnano il minimalismo funzionale di Hermès ovvero capi basici con dettagli pratici, come taschini, zip, cinture e passanti per gli occhiali. Molti look giocano con il dualismo rivelo/nascondo, con tuniche e calzoni sottilissimi sotto cui s’intravedono bra e culotte, mentre le gonne e i pantaloni a vita alta permettono l’abbinamento con crop top e reggiseni sportivi.
Lightness
È un termine che hanno usato molti designer per definire le proprie collezioni: ‘leggerezza’. Che poi è sempre un po’ sinonimo di bella stagione, l’idea di vestirsi poco e con abiti e tessuti leggeri, appunto.
Piuttosto facile, quindi, imbattersi in trasparenze e materiali impalpabili, come sulla passerella di Fendi, travolta da slip dress in seta e organza in stile Twenties, omaggio ad Adele Casagrande, la fondatrice della Maison. Anche gli altri capi, camicie e gonne, hanno la stessa preziosa inconsistenza, in parte bilanciata dai più corposi capispalla.
Guardaroba leggiadro e disinvolto da Versace, su cui Donatella imprime il motivo della rosa canina, il suo fiore preferito, oltre che simbolo di gioia di vivere e tenerezza. Profusione di stampe su abitini e gonne svolazzanti, che a volte si aprono sull’intimo. E, ancora, top liquidi scivolati, chemisier prendisole e immancabili trasparenze; il tutto portato con collant colorati e tacchi a spillo o plateau.
È leggera come la carta la collezione di Issey Miyake e proprio sulla sua storia e artigianalità si basano i pezzi che la compongono. Gli abiti prendono vita tra drappeggi, pieghe e risvolti, donando alla silhouette elasticità e leggerezza e, contemporaneamente, scivolano sul corpo, ariosi, ricordando la struttura della carta, consistente e insieme impalpabile. E le tonalità neutre evidenziano l’effetto.
Giocano tra fluidità e trasparenze le creazioni di Giambattista Valli, con chiffon e organza che regalano movimento ai long dress, rivelando in certi casi la lingerie. Il bianco, i pastello e i dettagli floreali rafforzano l’estetica delicata e iper-femminile del mood, evocando un’eleganza senza tempo.
Vestita e svestita allo stesso tempo, la nuova donna di Victoria Beckham sceglie l’illusione di nudità con abiti e top in chiffon che, immersi nella resina, sembrano spalmati sul corpo. Anche nel resto dei look, maglie e body seconda pelle, long dress liquidi, mini-dress apparentemente scultorei, il comune denominatore resta l’impalpabilità della materia. E forse anche dell’anima.
New opulence
Se chi segue la corrente minimalista sente comunque l’esigenza di qualche twist, cosa mai succederà sulla passerella di chi abbraccia il massimalismo? Un’intuibile esplosione di cromie, volumi, dettagli e mash-up, ognuno col proprio mood.
Come da Missoni, già sinonimo di colore, che punta sul volume, appunto e il 3D, per una collezione di gioia pura, fatta di capi esuberanti, tutti curve, sporgenze, pieghe in molteplici texture. Si tratta principalmente di completi, gonne lunghe e long dress asimmetrici e multicolor, movimentati da frange, intrecci, nodi, righe, greche e dall’effetto tridimensionale che aggiunge ulteriore profondità ed euforia.
È un universo caleidoscopico di forme e texture, la collezione futuristica di Pierre Cardin, dominata da look scultorei composti da pezzi che alternano rotondità e punte, iridescenze e opacità, simmetrie e asimmetrie, con macro-dettagli che si trasformano in accessori e viceversa. E anche gli occhiali da sole a mascherina unisex ‘Evolution’ sono un inno avanguardistico al futuro.
Forme aerodinamiche e maxi-stampe floreali per i long dress di JW Anderson per Loewe, con le gonne rigide e ampie in stile settecentesco, portate con stringate o sneaker. Stessa rigida svasatura per mini-abiti e gonnelline, mentre i colori risultano, nel complesso, piuttosto tenui, se non per qualche tocco vitaminico.
Il nuovo Valentino by Alessandro Michele mostra un’opulenza vintage fatta di pizzi, cristalli e fiocchi. In un’aura anni ’70, gli abiti, di varie lunghezze, hanno balze e volant, ricami preziosi, maniche gonfie e trasparenti e top prevalentemente accollati. Completati, sopra, da maxi-cappelli, turbanti e cuffiette con veletta e da collant di pizzo sotto, fondono “romanticismo gotico e barocco bohémien”.
Cinquanta look ricchissimi, iper-decorati quasi dal primo all’ultimo; è la collezione di Ghesquière per Louis Vuitton, che definisce ‘soft power’ ma che, con quelle spalle larghe e quelle maniche a prosciutto, è più ‘power’ che ‘soft’. Complici anche le stampe, righe, tante, ma anche motivi artsy e poi effetti metallici, cristalli e perline, il risultato d’insieme è un mash-up edonista che strizza l’occhio agli anni ’80.













