Milano Fashion Week:
presentate le collezioni P/E 2024
Ecco cosa abbiamo notato sulle passerelle milanesi
C’erano una volta la mini e gli hot-pants; la prima fa la sua comparsa a Londra nel ’63 grazie a Mary Quant che, sulla scia delle lotte di emancipazione femminile del periodo, vuole liberare il corpo delle donne, accorciando a dismisura l’orlo delle gonne. Gli hot-pants arrivano un decennio dopo, primo scandalo con la pubblicità dei jeans Jesus firmata da Oliviero Toscani, che riproduce il lato b della modella Donna Jordan. Tra alti e bassi, sono arrivati entrambi a noi in rigoglioso recupero ma pare che gli orli, già minimi, non siano più sufficienti a esprimere una libertà che alle donne, in realtà, non è mai bastata o, meglio, che non ha mai veramente coinciso con le loro vere ambizioni o desiderio di emancipazione. Allora ecco far sparire anche quei pochi centimetri di tessuto, lasciando solo slip o culotte, abbinati a blazer, maglie o camicie. La tendenza è già forte da un po’ e si riconferma su queste ultime passerelle, convalidando anche un altro trend: quello di una moda fatta per ragazze, per corpi giovani, gambe e sedere in vista finché non resta quasi nulla all’immaginazione.
E Girls’ Vibes è proprio questo, uno specchio sull’intimo di queste giovani donne che ancora sperano di arrivare ovunque togliendosi (quasi) tutto, offrendo allo sguardo altrui una panoramica dettagliata sul proprio corpo. L’azzardo ora è rivestirsi ma, al massimo, con shorts, mini o sottovesti (trasparenti), appunto. Le signore rispondono col cosiddetto Quiet Luxury, quel lusso rilassato che bandisce ogni massimalismo ed eccesso a favore di capi sobri, anche nei toni ma impeccabili nel taglio e nello stile. Coat, blazer e completi maschili, dolcevita e gonne midi, slip dress sì ma portati con soprabiti rigorosi o cappotti avvolgenti. E poi c’è sempre un ‘territorio’ a parte, quello dell’immaginazione, che spinge lo sguardo altrove, in un altro tempo, in un altro luogo che può essere ovunque e da nessuna parte. La moda lo rende possibile, anzi, è in qualche modo creatrice di questa utopia, di questo Nowhere, in cui tutto è concesso. Dove si possono immaginare incontri tra culture, tra mondi, in cui gli angeli possono scendere in terra e vestirsi come le teenager di oggi, ali comprese, in cui colori e stampe non hanno mai fine e convivono tra loro senza stridere.
Girls’ Vibes
Pur fedele al proprio heritage, il nuovo corso di Gucci s’impone con uno stile giovane, per ragazze che possono permettersi di portare mini-gonne ultra corte e shorts microscopici, con tanto di cintura logata, spesso insieme a blazer a tono, giacche boxy o altrettanto microscopici reggiseni gioiello. L’alternativa sono cortissimi, ça va sans dire, slip-dress e tunichette dai bagliori metallici, abbinati a mocassini bassi o platform e sneakers.
Il mantra ‘giovane e sexy’ si ripete anche sulla passerella di Missoni, in cui dominano le trasparenze di long dress tubolari in tulle stretch e di top e tuniche di varia lunghezza che (ri)velano il corpo. Per il direttore creativo Filippo Grazioli, si tratta di una trasparenza senza malizia, simbolo di leggerezza e gioia di vivere, rappresentate non solo dai tessuti ma anche dai colori energici.
Giovinezza in salsa british e anche un po’ punk da MSGM, con abitini e mini-gonne a palloncino o a portafoglio, polo da collegiale e culotte abbinate, blazer dalle maxi-spalle, come quello nero con perline e fili metallici che pare già diventato un must-have. Il tutto in fantasie tartan, check, Vichy ed elaborato con nodi, fiocchi, stropicciature, drappeggi, asimmetrie e frange che creano movimento e tridimensionalità.
Da Versace il primo segno di tocco ‘girlish’ lo danno le pettinature, con fermaglio o cerchietto e poi arrivano i completi sbarazzini, corti e dal taglio geometrico, le tunichette Sixties dalle superfici scintillanti e dai colori confetto energici, perché questa è una donna, pardon, una ragazza “libera e vibrante”, che vuole vivere la propria estate con leggerezza e disinvoltura.
Quiet Luxury
Glamour sussurrato, eleganza misurata, minimalismo che intacca forme e colori; il mood della buona borghesia negli anni ha mantenuto una sua matrice pur nei cambiamenti epocali e la donna che ne è rappresentante ne ha seguito le evoluzioni, restandogli comunque fedele.
È una lady dall’eleganza grafica quella di Fendi, sui cui capi Kim Jones riprende i colori e le immagini di Roma. Linee semplici e allungate verticalizzano la figura, avvolta in capospalla minimali che accompagnano altrettanti lunghi abiti a tubo o dolcevita portati con morbidi pantaloncini. Color block, nodi e incroci ricorrono su top e tubini sinuosi, mentre guantini in maglia confermano la sofisticatezza del trend.
S’ispira all’Arte Povera, Maximilian Davis per Ferragamo, alle giustapposizioni di materiali naturali a elementi industriali per una collezione essenziale e tagliente che celebra il sartoriale, inserendo aperture dinamiche che ammorbidiscono la severità delle linee, come nei cappotti e nelle giacche tagliate sulle maniche. Nel rigore dei capi si inserisce una nota grafica che movimenta i long dress in jersey.
Se l’alta borghesia non si ritrova a casa Prada, allora dove? Sicuramente pensata per un pubblico giovane, l’ultima collezione alterna capi corposi, come mini-tailleur con cintura stretta in vita, su cui svolazza una mantellina in seta e blouson oversize, a eterei abiti in organza e camicie ricamate con maniche extralong dentro shorts a vita alta, da cui pendono frange ballerine.
Se non porta la borsetta stretta al corpo, la donna Tod’s opta per il marsupio in vita, cui attaccare i guanti in pelle. È un guardaroba pratico e insieme raffinato il suo, fatto di completi maschili fluidi, gilet indossati con gonne a pieghe, trench rilassati e casacche morbide su pantaloni ampi. Basica e concentrata su poche tonalità la palette, perfettamente in linea con il trend minimale.
Nowhere
Dal pensiero di Nicola Brognano alla passerella di Blumarine, ecco angeli fin troppo fisici, che in certi casi non hanno comunque voluto rinunciare alle ali. Colori chiari, silhouette sottili, pepli da dea ma anche corsetti, pantaloni a vita bassa, abitini pieni di nodi e drappeggi, insomma celestiale e terrestre che si incontrano per celebrare la luminosità e la leggerezza dell’estate. Senza romanticismo e con più di un occhio all’estetica ’90/primi 2000.
La collezione di Del Core celebra l’armoniosa fusione tra natura e architettura, con capi che uniscono leggerezza e struttura. Tra lilla, azzurri, gialli e grigi pastellati si susseguono long dress e completi rivelatori di forme floreali stilizzate, che poi si ritrovano stampate su altri abiti e coat avvolgenti, ma anche nei maxi-choker e nelle cinture-corsetto.
Da Etro va in scena un mix and match di stampe e colori e, in mezzo, svariate forme e soprattutto una molteplice sperimentazione sulle gonne che sono di tutti i tipi e lunghezze: a matita, a portafoglio, a sirena, a pantalone con maxi-tasche in stile utilitarian. È un tripudio gioioso di dettagli ricamati a mano, motivi floreali, righe e soprattutto Paisley, tanto cari alla maison, qui in versione massimalista.
Sulla passerella di Sportmax una creatura lunga e algida, in mille sfumature di bianco, si fa portavoce di un futuro sospeso tra naturale e artificiale, tra poesia e scienza. Tradotto: long dress, top e gonne affusolate alternano materiali strutturati e imbottiti a raso lucido e trasparenze e il rigore delle linee si scontra con asimmetrie e altri dettagli simbolo di imperfezione e transitorietà, in una ricerca incessante di equilibrio tra controllo e astrazione.