Filomena Guzzo presenta Under-Wear
Il progetto nel contesto di Art City Bologna 2026
Nel cuore di una zona che porta con sé la memoria del lavoro e delle correnti sotterranee della città, una vela fluorescente emerge da un accumulo di abiti dismessi. È un windsurf nato per prendere vento e direzione, ora fermo, intrappolato in un paesaggio di tessuti residui. In occasione di Art City Bologna 2026, Filomena Guzzo trasforma con Under-Wear lo scarto del fast fashion in una scena potente, che parla di saturazione, spreco e del peso – materiale e simbolico – delle cose che continuiamo ad aggiungere. Il titolo gioca su un doppio livello: Underwear, ciò che resta sotto, intimo, nascosto, vero, e Under-Wear, ciò che indossiamo e che, a volte, finisce per indossare noi.
Gli abiti dismessi diventano onde immobili: non moda ma materia di un eccesso che ha perso slancio. In questa stanza il vento non soffia: resta la domanda, asciutta e attuale, su ciò che accumuliamo e su quanto ci costi liberarcene. In un presente in cui l’abito è linguaggio e status ma anche trappola, Under-Wear ci interroga su quale vento stiamo seguendo. I panni – residui del fast fashion, del desiderio compulsivo, dell’identità prêt-à-porter – diventano materia e paesaggio: non decorazione ma quesito. Siamo arrivati a un punto saturo, in cui la merce promette felicità e spesso confonde valore e prezzo. Al centro dell’installazione c’è la vela appartenuta a Diego Benecchi: una presenza che porta con sé una storia di impegno e di città.
Protagonista del Movimento del Settantasette a Bologna, legato alla memoria di Francesco Lorusso, Benecchi ha poi attraversato anche le istituzioni come consigliere comunale per tre mandati consecutivi (1990–2004), occupandosi di temi cruciali per la vita collettiva. Docente di diritto e animatore di progetti civici, ha continuato a intrecciare politica, formazione e comunità, anche attraverso l’associazione Nuovamente. In Under-Wear, quella vela, nata per prendere aria e direzione, diventa una memoria attiva: non una reliquia ma una spinta. Un gesto che riporta l’opera al suo nucleo: la possibilità di scegliere, di alleggerire, di tornare a muoverci. La mostra è stata prorogata fino al 2 marzo e sarà accessibile nel weekend 28 febbraio / 1 marzo dalle 16.00 alle 20.00.