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È giunta l’ora!

La pelle conciata al vegetale è garanzia di sostenibilità


“Welcome to 2050: We were waiting for you since 1282”, questo headline campeggiava all’ultimo APLF di Hong Kong sull’installazione dal forte impatto del Consorzio Vera Pelle Italiana Conciata al Vegetale. È l’occasione per fare il punto sullo stato dell’arte con il suo presidente Leonardo Volpi.

Finalmente ci siamo? I legislatori hanno recepito la necessità di contenere o addirittura azzerare i danni all’ambiente, ma i consumatori sono davvero pronti ad abbandonare i luoghi comuni in favore di un reale impegno per la salvaguardia della salute del pianeta?


La prima definizione di sviluppo sostenibile è stata data nel 1987 dalla Commissione Mondiale sull’Ambiente e lo Sviluppo: “Lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”. Eticamente, quando si tratta di enunciare dei principi, siamo sempre tutti d’accordo. Il problema nasce subito dopo quando, ad esempio nel contesto della moda tanto per parlare del nostro settore, in mancanza di parametri che delimitino in maniera chiara il significato di “sostenibile”, per anni ognuno è stato libero di definire green o eco il proprio prodotto, semplicemente evidenziandone le caratteristiche positive ed omettendo di dichiararne le criticità. Sotto il cappello della sostenibilità e dell’etica, è stato tutto un fiorire di nuovi materiali alternativi pubblicizzati come bio-based, naturali, cruelty-free, eco-friendly, green, sostenibili. Lo saranno davvero o saranno solo operazioni di green-washing? La questione è che se hai tanta forza mediatica per sostenere il tuo messaggio, per il pubblico e per i consumatori questo diventa una verità… Dopo oltre 30 anni dalla definizione di principio, abbiamo finalmente un Green Deal europeo che fissa gli obiettivi di questo sviluppo sostenibile, ci mette delle scadenze e prova a dettarci delle regole. Ad esempio, è stato approvato al Parlamento Europeo il regolamento Ecodesign che imporrà dal 2030 la progettazione ecocompatibile, che tenga cioè conto della durabilità, riusabilità, riparabilità, riciclo e fine vita dei materiali impiegati e dei prodotti stessi. E la Pelle Conciata al Vegetale in Toscana come si pone rispetto a questi criteri? Le nostre aziende producono le loro pelli interamente in Toscana, senza delocalizzare fasi della produzione in parti di mondo dove i controlli sono carenti, se non assenti. Le materie prime che utilizziamo provengono da fonti rinnovabili. Pelli grezze, grassi animali e oli vegetali, tannini, sono tutti ingredienti organici, rigenerabili nel tempo. Le pelli grezze che utilizziamo sono sottoprodotti dell’industria alimentare europea, quindi ricicliamo uno scarto e gli diamo nuova vita e nuovo valore. Molti scarti del processo conciario a loro volta vengono re-impiegati in altre filiere: in cosmetica, in farmacia, in agricoltura, in nuovi materiali come il cuoio rigenerato. La pelle conciata al vegetale è un materiale duraturo, che migliora con il passare del tempo. Un prodotto in pelle al vegetale può essere riparato, rigenerato, trasformato e riutilizzato più volte nel corso degli anni. Mi sembra che rientriamo a pieno titolo nei requisiti del regolamento Ecodesign.

Da dopo la pandemia in avanti si assiste ad una graduale consapevolezza di voler vivere in maggiore armonia con i ritmi della natura, prediligendo pratiche e prodotti meno sofisticati e più durevoli nel tempo, è questa una condizione che può favorire le vostre produzioni a marchio Vera Pelle Italiana Conciata al Vegetale?


Come si diceva prima, probabilmente i tempi sono maturi per arrivare alla consapevolezza che non possiamo più rimandare il problema, che è ora il tempo per prendere provvedimenti e che il riscaldamento globale riguarda tutti e ognuno deve fare la propria parte. Dopo gli anni della bulimia da fast fashion pare che siano in crescita i consumatori che hanno attivato un senso critico nei confronti dei loro consumi. Speriamo. Noi sono anni che diciamo nei nostri seminari che bisogna consumare meno e scegliere meglio. Tornando alla UE, un altro degli obiettivi dichiarati è quello di introdurre in Europa entro il 2050 la Bioeconomy per raggiungere la neutralità carbonica. Il principio è semplice: più possiamo usare materiali derivati da biomassa, più contribuiremo alla riduzione delle emissioni di carbonio. Dobbiamo ragionare in un’ottica dalla culla alla tomba, prevedendo che un materiale a fine vita possa ritornare alle sue forme minori, gestibili con gli strumenti che abbiamo a disposizione… se questo non succede siamo di fronte a sostanze persistenti e abbiamo un problema… I materiali bio-based assicurano la neutralità carbonica e la circolarità perché la natura è in grado di riciclare la loro anidride carbonica e il loro azoto in biomassa chiudendo il cerchio. Ben diversa è la questione quando si parla di materiali sintetici. La maggior parte delle plastiche persiste nell’ambiente, si degrada in micro e nanoplastica ma non sparisce mai, e alla lunga ha un impatto devastante sull’ambiente. Riflettendo su questi temi, al consorzio abbiamo deciso di commissionare ad un illustre chimico esperto di materiali, il dott. Gustavo Defeo, uno studio sulla nostra pelle conciata al vegetale e abbiamo fatto analizzare campioni di pelle di tutte le concerie associate per verificarne il contenuto bio-based. I campioni analizzati hanno dato risultati che vanno da un minimo dell’85% ad un massimo del 100%, risultati brillanti considerando che la UE ha fissato all’80% l’obiettivo di contenuto bio-based che i materiali dovranno raggiungere per essere ammessi nel mercato europeo nel 2050. Ecco perché abbiamo intitolato “Welcome to 2050” la nostra mostra ad Hong Kong, perché la Pelle Conciata al Vegetale in Toscana ha già centrato gli obiettivi fissati dalla UE per il 2050. E ad essere onesti è sempre stato così. La scelta di portare avanti la nostra tradizione oggi si rivela la scelta giusta.

La chiave della concia al vegetale consiste nel tannino estratto da un tipico legname di nome quebracho, che permette di conciare la pelle senza l’uso di metalli, ma è vero che induce anche un benefico effetto sulla salute del corpo?

I tannini vegetali sono stati il primo agente chimico usato dall’uomo per conciare le pelli, fin dalla preistoria. Sono sostanze naturali che possono essere presenti nel legno, nella corteccia, nelle foglie, nelle radici, nei frutti o nei semi delle piante. La loro principale funzione è quella di difendere le piante dai parassiti e dagli stress derivanti da condizioni climatiche avverse. Hanno potere antiossidante e sono antibatterici e antibiotici naturali. Nella vita di tutti i giorni noi assumiamo tannini ogni volta che beviamo una tazza di tè o di caffè, quando mangiamo una tavoletta di cioccolato, quando sorseggiamo un calice di vino. I tannini sono presenti anche nei melograni, nei mirtilli, nei frutti rossi in genere. Gli esperti ci dicono che il tannino è un concentrato di proprietà benefiche per l’uomo… Nella concia si usa il tannino di quebracho, ma anche di castagno, mimosa, tara… la pelle conciata con i tannini è solitamente consigliata dai dermatologi alle persone che soffrono di dermatiti da contatto perché allergiche ai metalli e che quindi non tollerano accessori come cinturini di orologio o scarpe in pelle a concia minerale. E poi, ad esempio, una calzatura realizzata in pelle conciata al vegetale con suola in cuoio (anch’esso conciato al vegetale) favorisce la traspirabilità e, grazie ai tannini, impedisce la proliferazione batterica e il cattivo odore all’interno della scarpa. I piedi vi ringrazieranno.

Il Distretto Conciario Toscano è l’unico in Italia certificato EMAS (Eco-Management and Audit Scheme), è certamente un plus ma può spiegarci nel dettaglio cosa significa?


Si tratta di uno schema di certificazione volontario promosso dall’Unione Europea per incentivare e premiare l’attuazione di strategie responsabili sotto il profilo ambientale da parte di aziende, organizzazioni o realtà industriali complesse, come è appunto il nostro distretto conciario. Il distretto toscano ha ottenuto per la prima volta la certificazione EMAS nel 2010, che è poi stata sempre rinnovata negli anni successivi a seguito dei controlli ispettivi dell’ente certificatore esterno. Questo risultato non si costruisce dall’oggi al domani con un battito di mani solo perché ora è di moda parlare di sostenibilità. Questo risultato è il frutto di una politica distrettuale a lungo termine iniziata verso la fine degli anni ottanta del Novecento. Ingenti investimenti, un complesso lavoro organizzativo e la concertazione politico-amministrativa fra le associazioni dei conciatori e gli enti pubblici locali hanno permesso di creare una struttura distrettuale all’avanguardia dal punto di vista tecnologico ed organizzativo.  Oggi il nostro  distretto è dotato di:
– aree industriali progettate ad hoc ed attrezzate per le necessità produttive delle concerie
– 2 impianti centralizzati per la depurazione delle acque di scarico conciarie
– diversi impianti consortili che trattano e recuperano i sottoprodotti della lavorazione, i fanghi reflui della depurazione, il cromo esausto che viene rigenerato e restituito alle concerie per essere riutilizzato nel ciclo produttivo
–  un Polo Tecnologico Conciario che si occupa di ricerca, innovazione di prodotto e processo e formazione professionale.
È un impegno costante il nostro perché c’è sempre margine di miglioramento.

Dall’inizio della vostra attività consortile avete approcciato il business in una ottica umanistica quindi, non solo con l’attenzione nei confronti dell’ambiente ma anche delle politiche legate all’etica del lavoro e al rapporto con il territorio su temi culturali, è stato difficile compiere questi passi?


Sinceramente penso che sia stata una scelta che rispecchia chi siamo. Veniamo da una terra, la Toscana, che è culla di cultura, di arte e di artigianato da secoli. E Arte ed Artigianato sono due concetti molto affini secondo noi. L’Arte dei Cuoiai e Galigai fu fondata a Firenze nel 1282, quindi veniamo da una lunga tradizione conciaria, noi conciatori di oggi siamo la terza o quarta generazione di famiglie di conciatori che hanno scelto di portare avanti con passione la tradizione locale della pelle al vegetale. Quando nel 1994 abbiamo fondato il Consorzio Vera Pelle Italiana Conciata al Vegetale lo scopo era quello di tutelare questa nostra tipicità, non quello di creare una struttura dedita alla commercializzazione del prodotto. Ecco, siamo partiti da qui: dalla convinzione di allora, che è anche la convinzione di oggi, che si debba coltivare una cultura del prodotto, che si debba spiegare la genesi e la qualità del prodotto, i luoghi dove viene realizzato, che si debba tentare di fornire un’informazione coerente e trasparente che permetta al produttore di approfondire la conoscenza del materiale che usa e al consumatore di valutare le sue abitudini di consumo in maniera critica. Per questo abbiamo creato un marchio di prodotto: Pelle Conciata al Vegetale in Toscana, collegato ad un Disciplinare di Produzione che le concerie del consorzio devono rispettare. E per il consumatore ci sono i certificati di garanzia numerati che vanno sui prodotti finiti e garantiscono l’origine e la qualità del pellame. Il Consorzio oggi si occupa di promozione, di ricerca, di tutela del marchio e di garanzia sul prodotto, ma anche di cultura e di valorizzazione del nostro territorio, perché tutti questi aspetti concorrono a delineare l’identità della Pelle Conciata al Vegetale in Toscana. In conclusione, vorrei ricordare che la pelle conciata al vegetale è un materiale che viene dalla nostra tradizione, che ci accompagna da secoli, che è fatto di ingredienti organici disponibili in natura e rinnovabili. Oggi abbiamo la conferma scientifica di ciò che istintivamente sapevamo da sempre: si tratta di un materiale BIO per eccellenza, che già oggi e da sempre rispetta gli standard fissati dal Green Deal europeo per il 2050.  Si possono fare bei prodotti e ben fatti con tantissimi materiali diversi. Ma a che costo? È giunto il momento di chiederselo quando siamo di fronte alla scelta.