La sostenibilità a casa Manteco

L’arte del tempo dell’azienda pratese


Per parlare di Manteco e raccontare tutti i loro progetti è necessario parlare di tempo. L’arte aziendale che si manifesta nella materia tessile ruota tutta intorno a questo fondamentale concetto. Quando si viaggia sulla superficie della moda, un senso effimero pervade i discorsi e le pratiche, tutte costruite sull’alternanza delle collezioni e delle stagioni. E benché sempre di più una proposta a-stagionale stia invadendo il mercato, manca ancora molto per dire che questa nuova filosofia si stia facendo pratica quotidiana. Nell’ambito del tessile invece l’orologio si inverte e una densa stratificazione temporale fa capire come proprio da qui possa partire un concreto ragionamento ecologico e responsabile.

La sostenibilità rappresentata a casa Manteco risulta così figlia di una filosofia che estrapola la materia dal flusso della temporalità. L’orologio si ferma, il tempo viene usato in senso non lineare e la materia acquista nuova vita.

Passeggiando per i grandi spazi dell’azienda, di base a Prato, si respira proprio questo approccio. Guardando la lana che fa capolino dagli enormi imballaggi si capisce che è passata molta esperienza da quegli inizi negli anni ’40, in cui il fondatore raccoglieva beni militari di seconda mano provenienti da tutta Italia e avviava un processo di riciclo per donargli una nuova vita. Ogni capo era stracciato, riportato allo stato di fibra e infine filato, il tutto senza l’uso di prodotti chimici, ma semplicemente attraverso un processo meccanico e umido. Al giorno d’oggi, decenni dopo, utilizzando come base lo stesso processo, Manteco è riconosciuta come creatrice di prodotti di lusso sostenibile nel mondo della moda, grazie ad un alto livello di innovazione, ricerca intelligente e costante, investimenti e soluzioni tessili.

Strumento indispensabile per forgiare la visione d’impresa, il tempo in casa Manteco è dunque concepito come ciclo di vita del prodotto, come durata della produzione, come recupero e zero spreco. Ognuna di queste declinazioni diventa un principio guida della progettazione aziendale e diventa anche un modo di guardare al prodotto in maniera etica e valorizzante; l’unico modo per fare sì che la sostenibilità non rimanga una parola vuota e poco operativa.

“Quando creiamo nuovi articoli, la prima cosa a cui pensiamo è la loro seconda vita. I nostri tessuti devono essere non solo belli e performanti, ma anche riciclabili, idonei ad essere reinseriti nella produzione circolare aziendale. Con il supporto della nostra costante ricerca su fibre innovative, investimenti e know-how sostenibile, riusciamo a coniugare i migliori materiali nel modo più ecologico, sempre considerando la loro biodegradabilità e il loro impatto”. Se la sostenibilità è una filosofia che si muove contemporaneamente in avanti e all’indietro, il progetto Sustainable Design riesce a guardare in entrambe le direzioni.

Ma non basta allungare il ciclo di vita, va anche incrementata la qualità e diminuita l’obsolescenza. Compito del Durability Project che, come ci raccontano, è un vero e proprio test di durabilità e invecchiamento che consente di simulare la vita di un tessuto, fornendo un risultato di durata oggettiva e permettendo di capire meglio dove applicare miglioramenti. Usato soprattutto per la lana riciclata, il Durability Treatment permette una selezione delle migliori materie prime possibili, un accurato controllo di qualità, un sistema di produzione a scarto zero e chilometro zero, tutto all’insegna della totale riciclabilità.

È il tempo vissuto nella sua dimensione anti-spreco che definisce invece il progetto Zero-Waste: un reparto aziendale si occupa esclusivamente della raccolta di scarti e avanzi generati dalla rete produttiva, dalla fase di filatura ai processi di finissaggio.

L’archeologia del tessuto si reinventa e al posto di essere “scarto” diventa innesto, nuovo inizio. Con i progetti Project43 e Project53 il tempo vissuto riaffiora e si fa nuovamente oggetto, ridefinisce la condizione stessa di essere una “cosa” che scade, che si deteriora, che ad un certo punto “non serve più”. Il primo, basato sui principi dell’economia circolare, ha lo scopo di ottimizzare i materiali esistenti, recuperando i ritagli dai confezionisti che utilizzano i tessuti Manteco rigenerandoli poi in nuovi tessuti di lusso. Il secondo, spinge ancora un po’ più in là il concetto di circolarità e pratica responsabile, perché ha lo scopo di ottimizzare e ridurre a zero gli avanzi di confezione di qualsiasi produttore, non solo Manteco.

Fermare e manipolare il tempo ha anche qualcosa di alchemico, soprattutto se si parla di colori. Il progetto Recype® riguarda proprio l’arte di creare colori di lana senza coloranti o prodotti chimici. Quando si tratta di riciclare la lana, non è necessaria alcuna tintura, dal momento che i capi pre e post consumo sono già tinti dalla loro vita precedente. Attraverso il processo Recype®, gli artigiani Manteco del reparto materie prime riescono a ideare nuovi colori di lana semplicemente mescolando diverse fibre e sfumature cromatiche, sviluppando vere e proprie ricette di colori senza tintura che vengono archiviate e riprodotte nel tempo.

L’ecologia si ricongiunge alla moda e questa diventa il luogo dove riflettere sulla struttura trasformabile della materia prima, sulla sua mobilità e durabilità (il loro scenografico e vastissimo archivio ne è la prova concreta). Pensare al prodotto tessile in questi termini vuol dire riconoscere che la dimensione temporale non solo è un fenomeno interno ma anche esterno, che ogni volta che si fa si deve pensare al passato e al futuro della progettazione.

Per questo motivo Manteco ha pensato anche alla rete intorno a sé e ha lanciato il progetto MSystem: una ‘community’ unica di oltre 50 esperti artigiani e aziende tessili coinvolti nella creazione dei tessuti Manteco, da monte a valle, seguendo rigorosamente la Carta Ufficiale degli Impegni della Supply Chain, secondo la quale l’azienda ha definito i suoi obiettivi e standard elevati in termini di responsabilità ambientale, sociale e organizzativa.

A questo punto del tempo e della storia, la materia non è più solo un momento di transito verso i fasti della moda. Può innescare il cambiamento, orientare la progettazione e ordire nuovi panorami ecologici.


© Nuova Libra Editrice

Codice Fiscale, Partita Iva e Registro Imprese di Bologna n. 02398900379