Secoli Fashion Show 2026: faccia a faccia con Anna Mignolli
Intervista al talento emergente del panorama moda
Chi è Anna Mignolli e quali sono le sue passioni?
Sono una ragazza del Sud, nata e cresciuta in Calabria, in una terra che mi ha dato radici forti, un legame profondo con la famiglia, con gli affetti e con tutto ciò che resta anche quando si cambia strada. Poi sono arrivata a Milano per studiare fashion design, e lì ho iniziato a guardarmi da un’altra prospettiva: più libera, più curiosa, forse anche più fragile, ma sicuramente più consapevole. Non credo di poter dire oggi di sapere perfettamente chi sono. Mi sento ancora in una fase di scoperta, e forse è proprio questo che mi muove: il desiderio di cercare, di capire, di portare alla luce cose nascoste. Mi affascina tutto ciò che non si vede subito, ciò che ha una storia, una memoria, un significato più profondo. Le mie passioni nascono da qui: dalla moda, certamente, ma anche dall’identità, dalle radici, dai dettagli, dai luoghi, dalle persone. Mi piace pensare alla moda come a un linguaggio, non solo come estetica. Un modo per raccontare chi siamo, da dove veniamo e anche chi potremmo diventare. Sono sempre pronta a sorprendermi, a scoprire dentro di me energie e capacità che non sapevo di avere. Forse la mia passione più grande è proprio questa: continuare a cercarmi, senza avere fretta di definirmi.
Cosa ti ha spinto a voler far diventare questa tua passione un lavoro e quindi a scegliere questo percorso di studi in particolare presso Istituto Secoli?
Sinceramente non so indicare un momento preciso in cui questa passione si è accesa dentro di me. È stata una di quelle cose che senti subito vicine, quasi familiari, anche se all’inizio non sai ancora spiegarne il motivo. Mi sono semplicemente buttata, seguendo un’intuizione. Poi, una volta iniziato questo percorso, non ho più smesso: più studiavo, più mi appassionavo. E ancora oggi è così, più approfondisco questo mondo, più sento che mi appartiene. Ad un certo punto ho capito che quella curiosità non volevo lasciarla solo come passione ma trasformarla in qualcosa di concreto, in un lavoro, in un linguaggio attraverso cui esprimere la mia identità. Desideravo dare forma e materia alle idee, alle emozioni, alle immagini e alle suggestioni raccolte lungo il mio percorso, personale e creativo. Ho scelto Istituto Secoli perché lo consideravo, e lo considero, un’eccellenza nella formazione tecnica. Cercavo un luogo che mi desse strumenti solidi, disciplina e metodo ma che allo stesso tempo mi permettesse di trasformare una visione in un progetto reale. Questa scelta ha ripagato pienamente le mie aspettative: alla Secoli ho trovato il contesto ideale per crescere, sperimentare e dare spazio alla mia creatività. Per la prima volta sento di aver creato un progetto che mi appartiene al cento per cento. E credo che questo sia stato il passaggio più importante: capire che la moda, per me, non è solo qualcosa da studiare o da realizzare ma un modo autentico per raccontarmi.
Quali sono state le maggiori difficoltà che hai incontrato durante il percorso per creare una tua prima collezione?
Le maggiori difficoltà, in realtà, sono venute da me stessa. Da quel pudore, da quelle paure che a volte ti bloccano, ti stringono e ti scavano dentro. Però ho capito che proprio da lì può partire una crescita vera: dal momento in cui smetti di evitarle e inizi ad ascoltarle. La parte più difficile è stata trovare un concetto che mi appartenesse davvero, che parlasse di me in modo sincero e autentico. Non volevo creare una collezione solo bella o tecnicamente corretta; volevo che avesse una voce, una memoria, un’origine. Per questo ho dovuto scavare dentro di me, ricostruire la mia storia, farmi tante domande sul passato e cercare di capire il perché di certe scelte, di certe immagini, di certe sensibilità. Credo che ‘Anamnesi Familiare’, la mia prima collezione, rappresenti perfettamente questo percorso. È giusto che sia la prima, perché racconta da dove nasce tutto: la mia infanzia, le mie radici, quello che ho vissuto e quello che sono diventata anche grazie a quella storia. Per me la creatività non nasce solo dallo studio o dalla ricerca esterna. Certo, il metodo è fondamentale, ma alcune cose prima di progettarle bisogna sentirle. Penso che solo una ricerca profonda dentro sé stessi possa accendere davvero la fantasia e dare sfogo ad una creatività autentica. Allo stesso tempo, però, il lato tecnico del progetto è più che fondamentale. Prima di iniziare questo percorso di studi provavo quasi un senso di impotenza: avere un’idea, sentirla forte dentro di me, ma non possedere ancora gli strumenti per realizzarla era frustrante. Studiare mi ha permesso di trasformare quella frustrazione in possibilità, di avvicinare sempre di più l’immaginazione alla costruzione concreta. So che ho ancora tanto da imparare, e forse è proprio questo che mi stimola di più: vorrei non smettere mai.
Quali prospettive vedi per il tuo ingresso professionale nel mondo della moda?
Guardo al mio ingresso nel mondo della moda con la gioia intatta di quando non si è ancora adulti, quando tutto sembra ancora possibile, ma anche con una consapevolezza nuova: quella delle conoscenze, degli strumenti e dei valori che le persone incontrate nel mio percorso formativo sono riuscite a trasmettermi. Desidero entrare in questo mondo con entusiasmo ma anche con il rispetto che si deve alle cose importanti. Non nascondo le difficoltà: la moda è un universo competitivo, complesso, in continua trasformazione. So che il talento e la creatività non bastano, se non sono accompagnati da disciplina, umiltà, capacità di ascolto e desiderio costante di imparare. Sento di avere ancora molta strada davanti, e questo non mi spaventa; al contrario, mi dà energia. Vorrei continuare a crescere, fare esperienza, imparare dai migliori e confrontarmi anche con realtà internazionali, senza però perdere mai il legame con le mie radici. Mi piace pensare alla moda come a uno spazio di dialogo tra culture, territori, tradizioni e innovazione. È questa la direzione che vorrei seguire: contribuire a costruire una moda capace di raccontare identità e storie, senza rinunciare alla contemporaneità e alla sostenibilità. Il mio impegno più grande sarà quello di dare vita a progetti che abbiano un’anima, capaci di emozionare e di raccontare qualcosa di vero, forse di unico, certamente legato alle storie che i luoghi conservano gelosamente. Vorrei riuscire a trasformare il mio patrimonio personale, familiare e territoriale in un linguaggio creativo riconoscibile, autentico, profondamente mio. Con la consapevolezza che la moda, per me, non sarà mai soltanto una professione ma un modo di osservare, interpretare e restituire al mondo la meraviglia che ogni giorno mi sforzo di riconoscere.











