La Geografia della Trasformazione
Moda, Arte e Sostenibilità
Nella costruzione di una realtà ideale, la moda e l’arte si intrecciano con il paradigma della sostenibilità. Questo il leitmotiv del progetto ‘La Geografia della Trasformazione’, una simbiosi tra moda, arte e consapevolezza ambientale, già apprezzata al Centro Pecci di Prato e durante la Settimana della Sostenibilità di Confindustria Veneto, ora presentata a Bologna nella Galleria Cavour 1959, nell’ambito del ciclo di incontri ‘Galleria Cavour per Bologna’.
Ideato dalla fashion designer Cristina Battistella, il progetto nasce come lavoro conclusivo del Master in Management della filiera moda sostenibile, diretto da Silvia Gambi al Polo Universitario Città di Prato, con il coinvolgimento di artisti della Fondazione The Bank – Istituto per gli Studi sulla Pittura Contemporanea di Bassano del Grappa. Marco Fantini, Ester Grossi, Claudia Matta, Silvia Mei, Elena Monzo, Elisa Rossi, Marta Sesana, Chiara Sorgato e Cristiano Tassinari hanno arricchito i capi trasformandoli in manifesti di sostenibilità esprimendo la loro personale idea sul tema della durabilità e del consumo responsabile. Il contributo di questi artisti alla mostra non è solo un esempio di creatività ma anche un potente promemoria del ruolo che l’arte e la moda possono giocare nel sensibilizzare a un consumo più riflessivo e rispettoso del pianeta. Il progetto ‘La Geografia della Trasformazione’ si propone dunque come un punto di riferimento nel panorama della moda sostenibile, dimostrando come la durabilità possa essere innescata non solo dalla tecnologia e dalla scienza ma anche dalla creatività umana e dall’espressione artistica.
L’intervento su ogni capo ha così trasceso la semplice estetica, incorporando una dimensione di profonda riflessione sulle pratiche di consumo e sulla necessità di un approccio più sostenibile nel settore della moda. L’arte, in questo contesto, agisce come un catalizzatore che invita a riflettere sulla immaterialità e sulla dimensione più artistica e speculativa della vita quotidiana. Essa solleva interrogativi su ciò che è effimero e su ciò che può avere una durata estesa oltre il convenzionale. Parallelamente, il legame della moda con il design illustra efficacemente come questi concetti immateriali possano essere trasformati in qualcosa di tangibilmente produttivo. La moda, attraverso la sua intrinseca relazione con il design, ci permette di organizzare e dare forma a una nuova dimensione del progetto, rendendo pratico e visibile l’impercettibile. Un processo che non solo arricchisce il capo di una dimensione estetica ma anche di un valore aggiunto che persiste nel tempo, promuovendo un modello di consumo più consapevole. Il progetto è stato infatti realizzato completamente da una filiera locale italiana con tessuti riciclati o naturali, in alcuni casi anche non tinti o trattati, oppure di fine pezza di produzione (leftovers) nel rispetto dei canoni sostenibili.
Il progetto si concluderà poi con un’asta, i cui proventi saranno destinati a beneficienza, promuovendo così un ciclo virtuoso di generosità e sostenibilità.